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GENITORI NELLO SPORT: COME AIUTARE I NOSTRI FIGLI?

“Mio figlio ha l’ansia pre- gara, come posso aiutarlo?”

“Mia figlia non è mai soddisfatta, secondo me in partita gioca bene eppure lei non è contenta, è normale?”

“Le ultime partite sono state un disastro mentre in allenamento mio figlio va molto bene, posso fare qualcosa per aiutarlo?”

 

Queste sono soltanto alcune delle richieste che mi fanno i genitori, desiderosi di aiutare i propri figli a gestire meglio le emozioni che vivono nello sport.

 

A volte mamma e papà si mostrano riluttanti all'idea di portare il proprio bambino o ragazzo dallo psicologo dello sport, vuoi per paura di spaventarlo o vuoi perché non sanno, effettivamente, cosa accade in studio.

 

L'obiettivo dell'articolo è quindi quello di dare spunti utili ai genitori per aiutare i propri figli ma anche chiarire cosa fa uno psicologo dello sport con i giovanissimi atleti per accompagnarli a vivere meglio il momento della competizione sportiva e dell’allenamento.

 

Il lavoro che si fa in questi casi è di “educazione emotiva” o “alfabetizzazione emotiva”, ovvero si insegna al bambino a prendere maggior consapevolezza del proprio mondo emotivo e, soprattutto, gli si forniscono “strumenti mentali” adatti per gestirlo. 

Posso riassumere in 3 PASSAGGI FONDAMENTALI il lavoro che faccio in studio con i giovanissimi atleti:

 

1-  I bambini/ ragazzi a volte si spaventano per ciò che sentono.

Scambiano l’attivazione pre- gara per ansia e questo li spaventa portandoli a credere che non stanno bene, che c’è in loro qualcosa che non va.

Quindi, per prima cosa, li si aiuta a distinguere l’attivazione dall’ansia, normalizzando la prima e insegnandogli a gestire la seconda;

 

2-Spesso i bambini/ragazzi non si rendono conto che l’agitazione arriva perché di base stanno facendo dei pensieri negativi: pensano alla gara che andrà male, agli errori che potrebbero fare e così si innesca il circolo vizioso dell’ansia.  

Ecco perché gli si insegna a riconoscere l’effetto che i pensieri hanno sulle loro emozioni, affinché imparino a controllarli e sceglierli con cura;

 

3-Si forniscono ai bambini degli spunti utili per sostituire i pensieri negativi che richiamano l’errore, ad esempio usando la mente per ripassare il gesto atletico, anticipando nella mente la performance che stanno per fare; in questo modo i vostri figli inizieranno ad occupare la mente con pensieri utili e positivi, andando anche a rinforzare la loro percezione di auto efficacia.

 

Per sfatare qualche mito e falsa credenza è altresì importante chiarie che il Mental training con i bambini e i ragazzi NON È UN PERCORSO DI PSICOTERAPIA, bensì un lavoro di psico educazione alla gestione delle emozioni nello sport, a scuola e nella vita.

Si, perchè una volta che il bambino apprende a gestire in modo più consapevole le proprie emozioni è in grado di estendere questa consapevolezza anche ad altri ambiti della vita, come la scuola, la famiglia e le relazioni con il gruppo dei pari.

 

 

Per avere maggiori info o per prenotare un appuntamento scrivimi una mail ad: info@claudiamaffi.it