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JENNY RISSVEDS ED IL SUO APPROCCIO PSICOLOGICO ALL’ AGONISMO

Lavorare sodo,

crederci sempre e, in fondo in fondo,

continuare a divertirsi..”

 (cit. Jenny Rissveds)

Sono sempre di più gli atleti, di ogni disciplina sportiva, che chiedono il supporto dello psicologo dello sport per essere aiutati a GESTIRE al meglio le potenzialità della propria MENTE all'interno della performance di gara.

 

Jenny Rissveds, medaglia d’oro alle olimpiadi di Rio nella specialità mtb cross country, in un'intervista racconta e descrive come in questi anni abbia lavorato molto non soltanto dal punto di vista fisico e tecnico bensì allenando anche la componente mentale; Infatti, dal 2011, la neo campionessa olimpica è seguita da un MENTAL COACH che la sostiene sia durante la stagione agonistica sia nei periodi di riposo.

 

Lo psicologo dello sport non è semplicemente un motivatore, bensì un professionista esperto nei processi di funzionamento mentale che, attraverso l’insegnamento di tecniche e strategie di mental training, sostiene l’atleta nello sviluppo e potenziamento di abilità mentali quali la capacità di GESTIRE LO STRESS e le EMOZIONI, la CONCENTRAZIONE, l’ AUTO EFFICACIA, la capacità di darsi degli obiettivi e raggiungerli nonostante ostacoli, difficoltà e le “sfortune” che fanno parte di questo sport.

 

I principi su cui si basa la psicologia dello sport sono universali, tuttavia l’abilità del bravo mental trainer sta nel declinare l’utilizzo delle tecniche e strategie mentali nella realtà specifica di ogni singolo atleta con la sua storia, le sue emozioni, la sua realtà, i suoi bisogni che non sempre coincidono con gli obiettivi conclamati e dichiarati davanti ai media e agli spettatori.

 

Nelle parole espresse dalla Rissveds si evince un’ auto-consapevolezza che soltanto l’atleta abituato a lavorare anche sulla componente mentale può esibire; nelle sue affermazioni ho trovato spunti interessanti che richiamano i cinque pilastri su cui si basa il mental training:

1. Definizione degli obiettivi

 

2. Gestione dello stress agonistico.

La neo campionessa olimpica come gestisce lo stress del pre- gara?

 

Mi  concentro più sulla performance che sul risultato.

Molti rider pensano -devo essere nella top 10- anche io ero così ma ogni volta che pur facendo un buon risultato non ottenevo quello che mi ero prefissata rimanevo delusa.

Ora invece il mio obiettivo è dare il 100%”  

 

Porsi un obiettivo di performance, oltreché di risultato, contribuisce a prevenire l’ansia competitiva perché sposta l’attenzione della mente su tutto ciò che della prestazione l' ateta può controllare, mantenendolo così più concentrato;

Il risultato in classifica, come ben sappiamo, non dipende soltanto dalla bravura dell'atleta ma anche da altre variabili come lo stato di forma degli avversari, eventuali guasti meccanici se parliamo di mtb, ecc..”.

 

Focalizzare prematuramente l’attenzione sul risultato quindi può avere l’effetto di deconcentrare l'atleta, dando origine a dubbi, timori, insicurezze che decisamente possono ostacolare la prestazione.

 

3.Autoefficacia e gestione del dialogo interno

 

Jenny Rissveds afferma  “La sola cosa importante da fare prima di una gara è credere in te stessa e in tutto il lavoro che hai fatto per arrivare al tuo obiettivo."

Durante la stagione agonistica, in allenamento e nelle sessioni di mental training, è utile nonché necessario crearsi degli spazi in cui lavorare sulle aree di miglioramento (fisiche, tecniche e mentali), sulla percezione delle difficoltà, ostacoli e punti di debolezza in modo che diventino nuovi obiettivi, sfide e limiti da superare.

 

Tuttavia, tali pensieri non devono occupare la mente dell'atleta la sera prima e il giorno stesso della gara.

 

L’approccio mentale alla competizione prevede di focalizzare i propri punti di forza, come sottolinea J. Rissveds, le abilità che ti rendono competitivo e pronto per l’appuntamento preparato.

 

Le routine pre- gara, le tecniche di respirazione, le visualizzazioni sono strategie che supportano l’atleta nel crearsi una sua dimensione, come una specie di “bolla”, che escluda tutto ciò che non serve e per trovare la necessaria concentrazione.

 

4.Tecniche di Focusing e 5. Visualizzazioni mentali

 

Una cosa che faccio prima di una gara” racconta la Rissveds, “è visualizzare il percorso, soprattutto le sezioni più problematiche.. Trascorro parecchio tempo nella mia camera d’albergo per avere il tempo necessario per pensare e concentrarmi.” 

 

La nostra mente considera reale tutto ciò che le facciamo vedere, per questo possiamo gioire ricordando una esaltante performance del passato o emozionarci visualizzando il sogno di tagliare il traguardo di una gara futura.

 

Il solo fatto di vedere, immaginare, con gli occhi della mente è sufficiente per attivare il corpo in modo reale, generando in sè delle emozioni concrete.

 

Visualizzare con anticipo il percorso, non limitandosi a provarlo solo concretamente, ma ripassando anche nella mente la tecnica da adottare sui tratti tecnici più difficoltosi, portare l’attenzione sui passaggi ostici, su come affrontarli è a tutti gli effetti una pratica allenante per il corpo ma anche per la mente: rivedervi più volte affrontare correttamente un passaggio tecnico trasmette ai muscoli del corpo una maggior fiducia e sicurezza. 

La campionessa olimpica fa’ riferimento anche ad un’altra dimensione importante per ogni atleta ovvero il contesto, l’ambiente in cui il biker vive inteso prima di tutto come squadra; il clima interno al team infatti riveste un ruolo fondamentale nell’ approcciarsi a gare ed allenamenti.

 

Afferma la Rissveds “Nel team siamo come una piccola famiglia, naturalmente i buoni risultati concorrono a creare una bella atmosfera ma non è solo quello.. Amo la combinazione che si è venuta a creare tra ridere  e divertirci ed essere seri e professionali allo stesso tempo.” 

 

Un buon team dev’ essere in grado di trovare il giusto equilibrio fra divertimento e professionalità per soddisfare così le due principali categorie di bisogno che ciascun atleta porta, a volte inconsapevolmente, dentro di sé: il bisogno di appartenenza ed il bisogno di crescita agonistica.