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GLI ATTEGGIAMENTI MENTALI FATTORI DI RISCHIO ALL’USO DI DOPING

Motivato a far fatica, ma SOLO se c’è una ricompensa.

Motivato a far fatica, ma SOLO se si corre ad armi pari.

Motivato a far fatica, ma SOLO fino a che mi sto giocando il podio.”


E nel momento in cui le ricompense non arrivano? Quando i sospetti sugli avversari aumentano? Se è da tanto che vedi il podio solo da lontano? La frustrazione può essere cattiva consigliera per un atleta a digiuno di vittoria e soddisfazioni; È allora che subentra la voglia di andarsele a prendere ad ogni costo, giustificato dal fatto che “Tanto lo fanno tutti.” 

In queste prime righe si riassumono alcuni degli atteggiamenti mentali e dei pensieri che rappresentano i fattori di rischio nel  ricorso al doping. La psicologia dello sport infatti ipotizza ci sia una correlazione fra determinati atteggiamenti mentali e la scelta degli atleti a fare uso di “sostanze illecite” per raggiungere la vittoria ed emergere così nel proprio sport.

 

Un primo atteggiamento mentale che costituirebbe un fattore di rischio all’utilizzo del doping è rappresentato dalla tipologia di motivazione che muove l’atleta verso il proprio sport; La psicologia dello sport distingue una motivazione orientata al compito ed una motivazione centrata su di sé e sull’idea del successo:

 

- Se la motivazione del biker è orientata al compito, l’atleta cerca prima di tutto il confronto con sé stesso e si sente realizzato nel momento in cui riesce ad andare sempre un po’ oltre i propri limiti, tenendo duro fino alla fine della corsa. La soddisfazione sta nell’accrescere le proprie abilità, nel rialzarsi dopo ogni caduta, nel perfezionare la tecnica ed osservare i miglioramenti a seguito dello sforzo, i sacrifici e dell’ impegno personale investiti nei propri obiettivi. Questo è un atteggiamento mentale sano e sta alla base della mentalità vincente.

Se invece la motivazione è orientata al successo può diventare un fattore di rischio al ricorso di sostanze dopanti e alla messa in atto di  comportamenti scorretti. In questo caso infatti il biker si sente realizzato soltanto nel momento in cui può primeggiare e mostrare ad altri (avversari, tifosi,..) di essere il “più forte”; la presenza dell’altro a cui “mostrare” il risultato è, per questi bikers, fondamentale per provare soddisfazione.

 

Un secondo atteggiamento mentale che potrebbe spingere gli atleti all’utilizzo del doping viene definito “ottimismo ingenuo”: ovvero, i biker più a rischio sono quelli che guardano alle possibili gratificazioni immediate derivanti da comportamenti scorretti sottovalutando invece le conseguenze negative a lungo termine. In genere gli atleti che nello sport mostrano questo atteggiamento mentale son quelli che nella vita di tutti i giorni tendono a sottostimare la potenziale pericolosità anche di altri comportamenti e abitudini di vita (oggettivamente dannosi per la salute o pericolosi per la vita), a partire dal banale non allacciare le cinture di sicurezza in macchina. Se l’atleta attua un comportamento “scorretto” ed è libero da conseguenze negative a breve termine sarà invogliato probabilmente ad attuare altri comportamenti simili (e scorretti) sviluppando l’ingenua convinzione che “tanto a me non succederà nulla di male” ed è così che si alimenta questo meccanismo mentale disfunzionale.

 

La tendenza al conformismo rappresenta il terzo fattore di rischio, ossia la tendenza dell’atleta ad uniformare il proprio comportamento a quello dei compagni, sposando la filosofia di team proposta dal direttore sportivo per sentirsi “parte del gruppo”; se all’interno del team i comportamenti scorretti sono ben tollerati, accettati e non banditi allora il biker conformista non vedrà nulla di male nell’adeguarsi alle politiche interne al team, anzi le vedrà che l’unica scelta possibile.

 

Un quarto atteggiamento mentale che la psicologia dello sport considera tra i fattori di rischio all’utilizzo del doping viene definito disimpegno morale: ovvero, i corridori più a rischio di incappare in comportamenti scorretti son quelli che non riconoscono (e quindi non rispettano) i valori alla base del proprio sport: lealtà, spirito di sacrifico ed integrità; avere dei valori infatti è ciò che permette all’atleta di selezionare gli atteggiamenti moralmente corretti evitando quelli sbagliati, i valori guidano le scelte e le decisioni dell’atleta, motivano ed indirizzano la strada.

Quando la mancanza di valori trova approvazione all’interno del team ed incontra il bisogno assoluto del biker di primeggiare in classifica (motivazione orientata al successo) sottovalutando i rischi derivanti dall’utilizzo di comportamenti scorretti (ottimismo ingenuo), il rischio di ricorrere al doping è dietro l’angolo.